Niente zucchero e niente perdita di peso

Senza zucchero per un mese: risultati, alimenti e ricette

Le diete a basso contenuto di carboidrati da anni molto in voga, a partire da quella chetogenica, sono state bocciate dalla scienza medica, perché fanno male alla salute, sono inutili, pericolose nonché patogene, e soprattutto non garantiscono l'effetto dimagrante, anzi, a lungo andare provocano un aumento di peso maggiore rispetto alla situazione iniziale.

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Tale modello alimentare è risultato favorente l'insorgere di numerose malattie caratteristiche della società del benessere, come l'obesità, le patologie metaboliche, quelle cardiovascolari e i tumori, oltre ad avere una azione diretta sulla comparsa di disturbi psicologici e comportamentali causati dalla carenza cronica di glucidi. I carboidrati, infatti, sono elementi essenziali di molte cellule dell' organismo, principalmente di quelle cerebrali, dei globuli rossi e dei muscoli, che hanno necessità di questo nutriente, in carenza del quale iniziano a soffrire e dare segni evidenti della penuria glucidica, provocando sintomi classici dell' ipoglicemia e del digiuno quali debolezza, sudorazione, mancanza di concentrazione e di attenzione, sonnolenza, mal di testa, irritabilità e annebbiamenti della vista.

Il nostro organismo per mantenere lo stato di salute e poter funzionare al meglio ha bisogno di una dieta bilanciata con tutti i macronutrienti, ossia carboidrati, grassi e proteine, oltre a tutti i micronutrienti, cioè vitamine, minerali, fibre e sostanze fitochimiche nelle giuste proporzioni, perché ognuno di essi svolge una funzione diversa e precisa: i glucidi rappresentano la fonte di pronta energia, i grassi costituiscono le riserve energetiche a lento utilizzo, e hanno funzioni regolatrici, mentre le proteine hanno funzione strutturale per tutti i tessuti e sono la base essenziale di neurotrasmettitori, enzimi e ormoni.

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La mancanza acuta o cronica anche di uno solo di questi nutrienti rispetto alla quantità giornaliera necessaria spinge l'organismo ad azionare meccanismi di compenso e ad attivare vie metaboliche secondarie, che possono provocare problemi fisici e psicologici, oltre a favorire l' insorgenza di malattie metaboliche non prive di complicanze.

Diete troppo rigide, con calo eccessivo di zuccheri, non solo non aiutano la perdita di peso, ma sono controproducenti, in quanto non permettono al metabolismo di adattarsi al nuovo stile alimentare: al contrario di quanto si crede, non è la massa grassa a diminuire con le diete ipoglicidiche, perché il nostro organismo, percependo il nuovo regime alimentare come digiuno, tende a conservare il tessuto adiposo, che rappresenta la sua riserva energetica, generando danni a carico della massa muscolare e rallentamento del metabolismo, con la conseguenza che il calo poderale ad un certo punto si arresta.

Inoltre la quantità corretta di calorie da ridurre e la modalità di ripartizione dei nutrienti non sono fattori che possono essere niente zucchero e niente perdita di peso, poiché variano da persona a persona, per cui la dieta deve essere consigliata da uno specialista in nutrizione.

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Quindi la convinzione che i carboidrati debbano essere esclusi dalla dieta per dimagrire è errata, al pari di quella che mangiare gli zuccheri a cena faccia ingrassare. Nulla di più falso: non conta in che momento della giornata si mangino carboidrati, ma piuttosto quanti se ne introducono quotidianamente e di quante calorie totali si compone la nostra dieta.

Per un' alimentazione equilibrata è importante non privarsi dei nutrienti essenziali, non consumarli in porzioni inadeguate al proprio fisico, all'età e all'attività motoria svolta, perché in genere si ingrassa a causa di una scorretta distribuzione di nutrienti rispetto al fabbisogni dell'organismo, e se si mangia più del necessario l'aumento di grasso corporeo è indipendente dalla composizione della dieta ed anche dagli zuccheri introdotti, perché a contare sono le calorie totali.

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Chi ha provato una dieta ipoglicidica o aglicidica alla lunga ne è rimasto deluso, perché l' iniziale diminuzione di peso è seguita dall'aumento successivo dei chili, con la complicanza della perdita di tessuto muscolare ed effetti depressivi dell'umore.

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